Dr. iur. in parallelo all’attività lavorativa: ciò che la materia richiede.
Il dottorato in giurisprudenza è un lavoro incentrato sulla questione, non sull’empiria. È proprio questo che lo rende fattibile parallelamente all’attività lavorativa e impegnativo nella scelta dell’argomento.
Il Dr. iur. nasce da un'analisi scientifica autonoma di una questione giuridica. Le ricerche empiriche sono l'eccezione; ciò che conta sono la padronanza della materia, l'argomentazione e una domanda a cui non è stata ancora data una risposta definitiva. Molte facoltà richiedono un voto minimo all’esame di Stato.
Da cosa nasce un argomento valido
Gli argomenti validi spesso nascono dal mandato: una questione interpretativa irrisolta, una nuova norma senza giurisprudenza consolidata, una contraddizione tra i vari gradi di giudizio o tra la dottrina e la prassi. Chi lavora quotidianamente con il diritto individua queste lacune prima che la dottrina le colmi.
L’esame è severo: se esiste già una monografia sull’argomento, il tema è già stato assegnato. Una ricerca approfondita sulle tesi di dottorato completate e in corso va effettuata all’inizio, non a metà del percorso. I lavori in corso sono visibili solo in parte, pertanto il colloquio con la cattedra che rappresenta l’area di studio è la fonte migliore.
Si è dimostrato utile annotare per alcune settimane le questioni aperte emerse dalla propria pratica professionale. Da dieci appunti di questo tipo ne nasce solitamente uno che regge.
Cosa richiede la metodologia
Dal punto di vista metodologico prevalgono l’interpretazione, la sistematica, la dogmatica e, ove opportuno, il diritto comparato. La parte metodologica nell’esposizione deve essere concisa; in compenso, la formulazione della domanda di ricerca ha un peso maggiore rispetto alle discipline empiriche.
Prevedete una notevole mole di materiale. La giurisprudenza e la dottrina continuano ad ampliarsi mentre scrivete. Una data di riferimento fissa per lo stato di avanzamento del lavoro vi evita di lavorare verso un obiettivo mutevole.
Sono possibili lavori empirici, ad esempio in sociologia del diritto o nella ricerca sui fatti giuridici. In tal caso si applicano integralmente i requisiti metodologici delle discipline empiriche.
Accesso e requisiti
È vincolante il regolamento di dottorato della facoltà. Questi sono i requisiti che le facoltà verificano regolarmente in questa disciplina:
Gli ostacoli tipici
Le tesi di dottorato in corso sono visibili solo in parte. Il relatore conosce bene il settore ed è la fonte più affidabile.
Molte facoltà richiedono un voto minimo. Verificate questo requisito prima di dedicare tempo alla stesura di un abstract.
Senza una data di scadenza per lo stato di avanzamento del lavoro, l’obiettivo continua a spostarsi. Questo è il motivo più frequente di ritardo.
Il lavoro legale si presta bene a essere suddiviso in parti, ma solo in blocchi ben definiti. Le serate improvvisate non bastano nel lungo periodo.
L’impatto del titolo professionale
In ambito giuridico, il titolo Dr. iur. è ben visibile: nell’intestazione delle lettere, nei mandati, nelle conferenze e nelle pubblicazioni. Negli studi legali con orientamento scientifico e negli uffici legali che si occupano di questioni di principio, è spesso richiesto, mentre in alcuni settori è di fatto un requisito imprescindibile.
A ciò si aggiunge l’effetto specialistico: chi approfondisce un settore giuridico per anni diventa il punto di riferimento in materia. Questo spesso fa impressione sui clienti e su chi richiede conferenze prima ancora del titolo stesso.
Come vi affianchiamo
Affiniamo la formulazione della domanda di ricerca, la verifichiamo alla luce dello stato dell’arte della ricerca, ne analizziamo la fattibilità dal punto di vista metodologico, valutiamo il regolamento di dottorato della facoltà di destinazione e prepariamo il contatto con il relatore. Calcoliamo il calendario tenendo conto dei vostri impegni effettivi.
La tesi viene redatta da voi. L’ammissione, l’esame e il conferimento del titolo sono di esclusiva competenza dell’università. Tutti gli atenei con cui collaboriamo sono registrati nel anabin con lo status H+.
Domande frequenti.
Che voto mi serve per un dottorato in giurisprudenza?+
Molte facoltà richiedono un esame con votazione «pienamente soddisfacente». La soglia esatta è indicata nel regolamento di dottorato e varia notevolmente.
Posso conseguire il dottorato mentre lavoro in uno studio legale?+
Sì, è una pratica diffusa in questo ambito. Il lavoro si presta bene a essere suddiviso in parti, poiché consiste prevalentemente in analisi bibliografica e argomentativa.
Come trovo un argomento libero?+
Attraverso questioni aperte emerse dalla pratica e tramite un colloquio con una cattedra che rappresenta l’area di interesse. È obbligatoria una ricerca preliminare sui lavori in corso.
È possibile svolgere una tesi empirica in giurisprudenza?+
Sì, ad esempio in sociologia del diritto o nella ricerca sui fatti giuridici. In tal caso valgono i requisiti metodologici delle discipline empiriche.
Quanto dura un dottorato in giurisprudenza?+
Se svolto parallelamente all’attività professionale, solitamente diversi anni. Il volume del lavoro di raccolta e analisi dei materiali è il fattore determinante.
È necessario sostenere un esame di difesa della tesi?+
Dipende dalla facoltà. Alcuni regolamenti prevedono una discussione della tesi, altri un esame di difesa con un'ulteriore prova d'esame.
Devo pubblicare la tesi?+
Sì, anche in questo caso vige l’obbligo di pubblicazione. Le forme ammesse e i termini sono disciplinati dal regolamento di dottorato.
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